L’effetto Kulešov

Nel 1918 Lev Vladimirovič Kulešov, per dimostrare le sue idee riguardo l’importanza del montaggio, effettuò un esperimento molto signifiativo.



Lo stesso identico primo piano di un attore veniva mostrato al pubblico dopo tre inquadrature diverse: un piatto di minestra, un cadavere, una donna ammaliante. Secondo quanto si racconta, interrogato poi il pubblico manifestò di aver percepito sfumature opposte nell’interpretazione dell’attore: fame, dolore, eccitazione…

Peraltro, tutti gli spettatori sono d’accordo nel riconoscere il talento incontestabile dell’attore.

Kulešov dimostrò così le potenzialità del montaggio narrativo, dove il senso è generato dal montaggio piuttosto che dalla singola inquadratura e dove il significato nasce nella mente dello spettatore.

Lo spettatore prova, infatti, sempre a stabilire un legame logico tra due inquadrature che si succedono e che non hanno necessariamente un legame diretto. Lo spettatore non può trattenersi dal creare dei legami, ed è possibile conseguentemente rovesciare il senso, guidando lo spettatore nello stabilire i legami.

Il cineasta può mirare al raggiungimento di certi effetti mediante il montaggio, influenzando così la riflessione dello spettatore: questo viene anche definito come ‘effetto Kulešov’.

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