L’alba del pianeta delle scimmie (2011)

Oggi ritrovarsi al cinema a vedere un film d’azione ben fatto risulta molto difficile, ma il prequel del pianeta delle scimmie appare interessante e sicuramente più digeribile di tanti altri film da botteghino. (Attenzione questa recensione contiene spoiler)



La storia ovviamente ha inizio da una fase antecedente alla conquista della terra già avvenuta da parte delle scimmie e riconosciuta nei precedenti film.

Cesare, un cucciolo di scimmia dalle grandi capacità intellettive, viene ritrovato all’interno di un laboratorio farmaceutico di esperimenti sugli effetti di un virus in grado di potenziare i ricettori neuronali per fornire una possibile cura all’Alzheimer.

Un giovane ricercatore farmaceutico (James Franco), dopo vari ripensamenti decide di allevarlo in cattività, affezionandosi molto al piccolo primate. Quest’ultimo inizia a sviluppare una forte coscienza e difficilmente riuscirà a capire la differenza tra gli uomini e gli animali, anzi la crudeltà dell’uomo lo spingerà a generare sentimenti di ribellione e odio verso essi.

Pian piano ci ritroveremo ad affrontare le varie trasformazioni che porteranno al declino della civiltà umana per far spazio a quella animale. Laboratori, esperimenti,  ed una serie di animazioni in computer grafica a tratti molto realistiche.

Non che ci sia una grande storia alla base, ma tutto sommato nel film di Rupert Wyatt qualche nota positiva emerge: la motion capture con la gestualità indiscussa di Andy Serkis (Gollum e King Kong) nei panni di Cesare, un buon montaggio dinamico e la denuncia chiara riguardo i troppi abusi subiti dal mondo animale.

(2.4/5) di Sergio Scoppetta

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